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Elezioni

  • L'alternativa che non cerchi

    L'alternativa che non cerchi

    Come fai a dire che non ci sono alternative se non le cerchi?

    di Fabio D'Anna
    Una delle affermazioni che si sentono più spesso parlando di politica è: “non ci sono alternative” probabilmente è la frase più qualunquista e stupida che possa dirsi giustificando il proprio voto approssimativo. Innanzitutto perché se fosse vero il primo dovere di ogni buon cittadino dovrebbe essere quello di creare l'alternativa che non c'è. Tuttavia sempre più spesso capita che l'elettore medio, al netto delle carenze comunicative dei candidati, non valuta nemmeno tutte le alternative, provate a chiedere ad alcuni cittadini di elencare i candidati a sindaco di una imminente elezione cittadina, la maggioranza riuscirà ad elencarne due o tre, giusto quelli molto nominati dai media. I media dal canto loro parlano più frequentemente di ciò che al pubblico interessa, inoltre l'irrazionale retorica sul voto utile tende ad avvantaggiare i candidati che le statistiche ritengono vincenti e quindi si realizza quello che io chiamo “spirale conservativa”, infatti gran parte dell'elettorato, poco informato, opterà per l'astensione o per votare quello che ritiene il “meno peggio” conosciuto. In ogni competizione tutti i concorrenti dovrebbero competere ad armi pari ma la “par condicio” tanto nominata è molto lontana da essere realizzata, non per colpa delle norme, dei giornalisti, di complotti della partitocrazia o  chissà cos'altro, la colpa è anche della nostra pigrizia, del poco sforzo che mettiamo ad essere cittadini informati. Se vincesse sempre il migliore basterebbe trovare i candidati giusti, invece vince quasi sempre il più popolare e gli altri hanno solo la possibilità di sgomitare da dietro cercando maggiore visibilità, magari estremizzando il dibattito. Non è un caso che il nuovo che avanza spesso si rivela persino peggiore di ciò che c'era prima. Proprio perché fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, coloro che emergono dalle retrovie lo fanno a suon di  roboanti dichiarazioni, i candidati più equilibrati che adoperano più frequentemente il buon senso,  proprio la classe dirigente di cui avremmo bisogno, rimane relegata ai margini del dibattito. Questo è un vulnus democratico che ha un effetto devastante sulla qualità della nostro sistema rappresentativo che dobbiamo cominciare a combattere se vogliamo davvero quel cambiamento che continuamente auspichiamo.
    Nessun cambiamento avverrà senza sforzo! Valutare ogni possibile alternativa è un dovere di ogni elettore, indipendentemente dalla facilità con cui può reperire le informazioni. Eliminare dalla nostra testa il pregiudizio sui probabili vincenti o perdenti sarà probabilmente la cosa più difficile da fare, così come avere un approccio da valutatori imparziali e non da tifosi, come purtroppo avviene sempre più spesso anche in politica, sarà l'indice della nostra qualità di cittadino elettore.
    Inoltre ricordiamoci che non saremo mai totalmente in grado di valutare il grado di onestà di un candidato, di certo non dalle sue dichiarazioni, quello che otterremmo è solo di scegliere il più bravo a mentire. Quello che possiamo fare è non dare più alcuna possibilità a chi si è già rivelato bugiardo, a chi ha fatto promesse e non le ha mantenute, a chi fa scelte non coerenti con ciò che dichiara. Possiamo invece dare una possibilità a chi non ne ha mai avute senza però dimenticare di valutare pienamente la qualità e la competenza delle sue proposte.
    La qualità della nostra democrazia non dipende soltanto dalla qualità della classe politica ma anche dalla qualità e responsabilità dei cittadini elettori.

    Utente: DANNA

    Pubblico
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    del 27/02/2017

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