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Ambiente

  • Morire di successo

    Morire di successo

    Puo' il progresso portarci al disastro?

    di Fabio D'Anna
    Durante la visione del film "In the same boat" di Rudy Gnutti mi ha colpito soprattutto la storia delle renne di Saint Matthew. L'Isola dalle parti dell’Alaska è un'isola americana, che è stata usata come avamposto tattico durante la seconda guerra mondiale. L'esercito americano e la guardia costiera, ci avevano impiantato una base, una stazione radio, una caserma. Per creare una scorta di cibo, era stata introdotta nel 1944, una piccola mandria di 29 renne, lasciate libere di pascolare e nutrirsi dei licheni di cui l'isola era ricca. Pochi mesi dopo, finita la guerra, le truppe abbandonarono l'avamposto lasciando lì le renne. Nel 1963, gli animali che si erano riprodotti avevano formato una colonia di 6000 esemplari. Mangiavano beate, le renne e si riproducevano, nessun predatore e l'abitat ideale per loro. Il loro successo però, nascondeva un insidia, il numero di renne era talmente elevato che cominciarono a mangiare più di quanto la natura era in grado di riprodurre, quindi solo due anni dopo, nel 1965, gli animali per mancanza di cibo e per le malattie, da 6000 erano diventati solo 43. La mandria a quel punto contava solo un maschio non più fertile e nessun cucciolo. Infatti nel 1980 qualcuno è tornato sull'isola per costatare che non ne era rimasta più manco una. Un'isola popolata di scheletri di renne e delle loro grandi corna. Persino le risorse di un pianeta grande come il nostro non sono infinite e se si consumano più velocemente di quanto la natura riesce a rigenerare siamo spacciati, badate non il pianeta che troverà certamente nuove forme di vita adattabili al nuovo contesto, proprio noi esseri umani che sopravviviamo grazie a numerosi fattori in equilibrio precario. Ha ragione Greta questa potrebbe essere l'ultima generazione in grado di fare qualcosa, quindi smettete di fare le renne che pensano solo a mangiare e riprodursi. E' arrivato il momento di agire per salvare la specie umana, non domani, ora.

    Utente: DANNA

    Pubblico
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    del 15/03/2019

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